amo la scrittura, amo le Donne, amo la scrittura delle Donne

Amo la scrittura, amo la poesia, affascinato dal mondo della donna, affascinato dalle donne che scrivono, amo ancor di più la poesia delle donne. Qui, in questo simposio, per ritrovare loro, le poetesse senza tempo, per scoprire la loro poesia, relegata, fino ad un secolo fa, tra i silenzi...per conoscere queste donne che malgrado tutto hanno saputo trasformare quel silenzio, in sussurro, e quel sussurro in versi.

giovedì 10 febbraio 2011

Sor Juana Inés de la Cruz (1648?-1695)


57suor-juana_01Juana Inés de la Cruz nasce come Juana de Asbaje y Ramírez de Santillana a San Miguel de Nepantla (Messico) il 12 novembre 1648 (per altri nel 1651), figlia illegittima di madre creola e padre basco.


Tutta la sua vita, è caratterizzata da una straordinaria passione per il sapere: fin da piccolissima sfoglia i libri della biblioteca del nonno paterno, a tre anni impara di nascosto a leggere e scrivere, a sette anni compone un inno sulla Comunione.

L’inquietudine di Juana convince la madre, e va vivere presso dei parenti a Città del Messico, qui la fanciulla cresce graziosa ed estremamente intelligente, si lascia guidare nell’apprendimento solo dalla propria curiosità e dal proprio intelletto.

Impara velocemente, la sua cultura, enciclopedica, è vastissima, conosce quattro lingue, nonché la matematica, la filosofia e la teologia.

Juana diventa talmente celebre per la sua sapienza, per la sua capacità di scrivere poesie, teatro e altro, che viene ricevuta a corte nel 1664 e accolta tra principesse e nobili, sotto la stima e l’affetto di Leonor Carreto, moglie del Vicerè, diventando sua dama d’onore con il titolo di "amatissima".

Istaura con Leonor (Laura nelle sue poesia) un rapporto speciale, musa, amica e compagna di emozioni.

Ma nel 1667, Juana abbandona improvvisamente la Corte ed entra in convento.

Una decisione ancora oggi misteriosa, si tratta probabilmente di una decisione pratica, basata sulla valutazione delle opportunità che la sua condizione di donna e di illegittima le si prospettano a quell’epoca in Messico, anche considerando il fatto che avrebbe perduto entro qualche anno la vicinanza e la protezione di Eleonor, di ritorno in patria, per fine mandato del marito come Vicerè.

Juana è bella, disinvolta nella sua breve giovinezza laica, miete successi nei saloni delle feste del Vicerè. È misteriosa e un po’ fredda, riflessiva e capace di grandi sacrifici, come quello di rinchiudersi in un convento di clausura senza avere la minima vocazione, ma solo perché questa è l’unica strada possibile affinché una come lei possa ricevere un’educazione e avere una vita intellettuale. Ed è anche, una donna molto femminile che sa sedurre e lodare il prossimo visto che, grazie a queste capacità, riesce ad ottenere simpatia e sostegno.

Pronuncia i voti il 21 febbraio 1669 ed entra nell’ordine di san Girolamo, che nonostante i voti di povertà, permette alle suore di possedere beni personali, gioielli e, come nel caso di Juana, libri.
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La sua cella diviene la biblioteca più ricca (circa diecimila libri) di tutto il Messico, piena anche di strumenti musicali e scientifici, dove riceve i più importanti letterati e studiosi dell’epoca.

Nel 1680 arriva a Città del Messico il nuovo Viceré, assieme alla moglie María Luisa Manrique de Lara, contessa di Paredes, donna colta e molto affascinante.

L’incontro fra Marìa Luisa e Juana è subito simpatia ed ammirazione reciproca; la loro relazione diviene ben presto un’amicizia molto particolare, una reciproca devozione.

La contessa è una donna straordinaria che lega subito con Juana, la va a trovare in cella e discute con lei di tutto.

L’affetto di Suor Juana per Maria Luisa (celebrata con i nomi di Lysi e Filis), a giudicare dal tono delle composizioni che le indirizza, si trasforma rapidamente in un sentimento particolare che può solo essere definito come una intensa amicizia amorosa, corrisposta con pari eccessi, effusioni e passione.

È un legame molto speciale.

Maria Luisa diviene inoltre, di fatto, una protezione importante da chi la vuole riprendere per i suoi comportanti poco formali.

E quando Maria Luisa torna in Spagna, si trova sola a fronteggiare un temibile nemico, l’arcivescovo di Città del Messico, Francisco Aguiar y Seijas, che ha un particolare disprezzo per il sesso femminile, e che ritiene un affronto il fatto che una donna sia riconosciuta come intellettuale, e intollerabile che una monaca scriva canzoni per balli, versi d’amore e testi di teatro che non hanno nulla di "sacro".

Il vescovo finisce per proibirle di studiare e scrivere, lei accenna all’inizio una qualche resistenza ma poi cede forse per sfuggire alla possibile accusa di disobbedienza, e quella, ben più
temibile, di eresia, consegnando al vescovo ogni suo bene, libri, strumenti scientifici, e strumenti musicali, dopo aver scritto una bellissima lettera al suo accusatore, difendendo il diritto delle donne a studiare e scrivere esattamente come gli uomini.

Ridotta al silenzio, Juana si avvia quasi consapevolmente verso la fine.

Ella muore infatti di peste nel 1695, il 17 aprile , dopo essersi prodigata nelle cure alle altre monache colpite dal morbo.






L'INGRATO CHE MI LASCIA, CERCO AMANTE



L’ingrato che mi lascia, cerco amante;

l’amante che mi segue, lascio ingrata;

costante adoro chi il mio amor maltratta;

maltratto chi il mio amor cerca costante.

Chi tratto con amor, per me é diamante,

e son diamante a chi in amor mi tratta;

voglio veder trionfante chi mi uccide,

e uccido chi mi vuol veder trionfante.

Soffre il mio desiderio, se a uno cedo;

se l’altro imploro, il mio puntiglio oltraggio:

in ambo i modi infelice io mi vedo.

Ma per mio buon profitto ognor mi ingaggio

a esser, di chi non amo, schivo arredo,

e mai, di chi non mi ama, vile ostaggio.




(versione in lingua spagnola)

Al que ingrato me deja, busco amante;

al que amante me sigue, dejo ingrata;

constante adoro a quien mi amor maltrata;

maltrato a quien mi amor busca constante.

Al que trato de amor, hallo diamante,

y soy diamante al que de amor me trata;

triunfante quiero ver al que me mata,

y mato al que me quiere ver triunfante.

Si a éste pago, padece mi deseo;

si ruego a aquél, mi pundonor enojo:

de entrambos modos infeliz me veo.

Pero yo, por mejor partido, escojo

de quien no quiero, ser violento empleo,

que, de quien no me quiere, vil despojo.










A FILIS

(poesia dedicata a Maria Luisa, che lei chiamava Filis)



Come te, Filis, io ti amo;

ché i tuoi meriti vedendo,

questo è l'unico tuo elogio.

Esser donna e starti assente

non impediscon di amarti;

le anime, tu ben lo sai,

distanza ignorano e sesso.

E l'ordine naturale

iene osservato in sue leggi

solo da beltà comuni,

secondo il comune ossequio.

Non quella tua, ché godendo

imperiali privilegi,

nascesti prodigio bello

con esenzioni regali:

la cui mano poderosa,

il cui sforzo necessario,

per le anime dominare

impugnò lo scettro bello.

Accogli un'anima arresa

la cui vigilia studiosa

vorrebbe moltiplicarla

sol per crescere il tuo impero.

Ben so che non è favore

darti quel che è di diritto

tuo; ma se mia io la chiamo

è per dartela di nuovo.

E' destrezza del mio amore

negarti, talvolta, il feudo,

perché, in lotta, tu raddoppi

i trionfi, se non i regni.

Oh, chi può mai consegnarti,

non le ricchezze di Creso,

ché materiali tesori

sono indegni di tal sire;

bensì ogni anima affrancata,

ogni petto più arrogante,

che, di conoscerti forti,

dal tuo giogo sono esenti!

Volle provvido l'amore,

il danno evitar discreto,

che di cenere i tuoi occhi

riempian tutto l'universo.

Ma è libertà sventurata

quella di chi ignora, stolto,

delle tue malie divine

il veleno salutare!

I tuoi miracoli han reso,

l'ordine contravvenendo,

il dolor grato e soave

e glorioso ogni tormento.

E se un filosofo, solo

vedendo il sire di Delo,

del travaglio della vita

si dava per soddisfatto,

io con assai più ragione

pagherei tua dolce vista

non con l'ansia di una vita,

ma col prezzo di una morte!

Se credito non mi dai,

dallo ai tuoi meriti almeno,

ché, se esamini la causa,

tu devi trovar l'effetto.

Potrò mai cessar di amarti,

se sì divina ti vedo?

C'è causa che non produce?

C'è potenza senza oggetto?

Poiché tu sei il più leggiadro,

grande, sovrumano eccesso

che abbia visto in cerchi tanti

il verde girar del tempo,

perché il mio amor ti vide?

Perché la mia fede ti offro,

quando ogni dote tua è

firma di mia prigionia?

Volgi su te stessa gli occhi

e troverai, in te e in loro,

che è possibile l'amore

e necessaria l'arresa,

mentre intanto ogni pensiero,

a contemplarti occupato,

che io vivo assicura, solo

sapendo che per te muoio.








A LYSI

(posia dedicata a Maria Luisa, che lei chiamava anche Lysi)



Quando l'amore tentò

di fare tue le mie spoglie,

Lysi, e la luce mi levò,

diede all'anima quegli occhi

che dal corpo mio sottrasse.

Diede a me, perchè potessi

con più attenzione adorarti,

occhi con cui contemplarti;

e così ebbi miglior vista,

pur se mi accecò il guardarti.

E prima questi occhi in me

erano intralci penosi:

non avendoti per sè

è chiaro che erano oziosi

non potendo veder te.

Accecarsi, a mio vedere,

fu una grande provvidenza

poichè non potevo averti:

a chi più luce non ha,

che importa vedere o no?

Ma è una gloria così rara

quella che ho nell'adorarti,

che, se pure mi uccidesse,

porrebbe fine la gioia

a quel che il dolor non seppe.

Ma che importa se la palma

mi sottraggono, violenti,

in questa amorosa calma,

non del mio corpo i tormenti,

ma dell'anima i diletti?

Così avrò nella violenta

condanna di non vederti,

a sollievo del tormento,

sempre il mio pensiero in te,

sempre te nel mio pensiero.

Qui nell'anima vedrò

il centro dei miei affetti

con gli occhi della mia fede:

chè piaceri immaginati,

anche un cieco può vederli.



Dono in cui l'affetto fa omaggio di semplicità

Lysi, alle tue belle mani

dono castagne spinose,

perchè dove abbondan rose

non posson mancare spine.

Se tendi alla loro asprezza

e con questo il gusto inganni,

perdona la rustichezza

di chi te le regalò;

perdona, ché questo riccio

solo può donar castagne.








Grandissima scrittrice e poetessa messicana, Juana è prima di tutto una donna.

Uno spirito libero che turbò il Messico spagnolo della Controriforma e dell'Inquisizione. Una donna che per amor dello studio, della filosofia e della scienza, scossa da un'indomabile sete di conoscenza scelse di farsi suora.

Da molti considerata la poetessa più importante, la più emblematica fra tutte le scrittrici latino-americane, visse per la sua libertà, per la sua autonomia, per il suo amore al di là di ogni regola.

Poesie, opere teatrali, canti liturgici, saggi mistici e filosofici, è la nutrita produzione di questa donna di poesia.

Vissuta nel 1600, risente della letteratura barocca spagnola, ormai all’epilogo, e per l’uso che fa dell’allegoria, la si può definire una allegorica, una pre-illuminista.

La sua produzione letteraria mostra una bellezza strutturale evidente, dietro la ricchezza verbale e l’audacia della retorica, è presente una solida architettura concettuale costituita di idee filosofiche, teologiche e di mitologia greca e romana.

Tutti i suoi scritti sono impregnanti di elegante sensualità.

La conoscenza erotica rivelata dalle poesie e dalle commedie di suor Juana è qualcosa di raffinato di sentito di esperienziale, è poesia dei sensi, i cui versi sono i più soavi e delicati versi che sono usciti dalla penna di una donna.

Tutte la sue poesie sono raccolte in tre volumi dal titolo “Inundacion castalida de la unica poetisa, musa decima”.

La sua produzione letteraria comprende opere di teatro, le cui più significative sono “Los empenos de una casa” e “Amor”e rappresentazioni cantate per la liturgia, delle quali la più nota è “El Divino Narciso”.

Scrive inoltre opere in prosa in forma di lettere mistiche, delle quali la più famosa “Respuesta a la muy ilustre Sor Filotea de Cruz” a difesa delle accuse del vescovo Vieyra, e poemi in cui risalta la sua piena libertà di vedute e di idee come in “Redondillas” nel quale difese i diritti delle donne, o come in “Hombres cecio” nel quale invece critica l’eccesso di sessismo dell’epoca.

Scrive l’ultima opera pochi mesi prima della morte“Yo, la Peor de Todas” ovvero “Io la peggiore di tutte”, è una richiesta di perdono alle consorelle.


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(le poesie tradotte in italiano sono state tratte da: "Juana Inés de la Cruz - Versi d'amore e di circostanza, a cura di Angelo Morino, Einaudi Editore)









"Hombres necios" di Sor Juana recitata in lingua originale.











Da un testo di Sor Juana, e musica di Alfredo Sanchez



14 commenti:

  1. mi scuso per la lunghezza del post, ma il personaggio meritava maggiore attenzione alla vita, per capire meglio la poetica...

    scegliere delle poesie rappresentative è stato difficile, anche perchè non trovo materiale sufficiente in rete ed in libreria, da cui dovrei attendere una pubblicazione Einaudi di qualche anno fa..

    posso dire che studiandola mi sono innamorato di questa donna poetessa...

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  2. Buongiorno Lorenzo:  complimenti, un gran bel post che ho letto con un piacere immenso perché non conoscevo questa donna formidabile

    che mi ha affascinato ; novella Saffo...cattolica. C'è molta differenza tra la pagana leggerezza  e ariosità dei versi della poetesas di Lesbo  e la

    concretezza  anche  verbale di Juana che  non vedo proprio come suora, ma più come Donna  che combatté per la Libertà del nostro sesso, anche in Amore. Incredibile che sia figlia di quel 600 spagnolo bigotto e conservatore, la sua poesia non ne ha i barocchismi  è pura, essenziale,

    Eccone un esempio:

    Lysi, alle tue belle mani

    dono castagne spinose,

    perchè dove abbondan rose

    non posson mancare spine




    Grazie Lorenzo, grazie davvero, Un abbraccio forte amico mio, strega

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  3. Devo ammettere che sto seguendo queste tue pubblicazioni con interesse crescente.

    Grazie.

    Elena

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  4. @m0rgause



    In effetti, mia cara Enrica, anche per me questa poetessa era sconosciuta,  e l’ho incontrata per caso in un libro di poesie d’amore.

    Non mi sono tanto meravigliato che una suora potesse scrivere poesie di questo genere, ma il fatto appunto che non fosse tanto nota, e che si ignorasse la sua vita e i suoi canti per la libertà di sapere e di essere donna..

    E  ho scoperto la donna, e ne sono rimasto subito affascinato.

    Una donna che amava il suo essere donna, tanto da amare poi una donna.

    La sua eleganza, la sua cultura, la sua femminilità ne fanno un punto cardine della poesia della donna.

    Molto bello lo stralcio che hai evidenziato, c’è il senso dell’eros e del pathos, in una forma allegorica armoniosa..

    Sono contento che ti sia piaciuta, e che tu sia presente in questa simposio dove si ricerca incanto delle “Donne di Poesia”.

    Ti abbraccio

    Lorenzo

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  5. Versi di grande bellezza ed intensità che sopravvivono al tempo e allo spazio. Interessante questa nuova conoscenza, preferisco di gran lunga il testo originale alla traduzione ufficiale. Un abbraccio, Honissima

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  6. @ElenaFranchitti

    Grazie della tua preziosa presenza, è per me un atto dovuto fare questo viaggio di scoperte…

    È la bellezza della Donna di Poesia, alchimia misteriosa.

    Ti abbraccio

    Lorenzo

     

    @ange

    Si, scoprire queste poetesse rese silenziose dall’ignoranza è una emozione indicibile.

    Un abbraccio

    Lorenzo

     

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  7. Buongiorno, Lorenzo, è un piacere entrare in questo blog ed arricchirsi di conoscenza e cultura: non conoscevo questa poetessa, scrittrice messicana e la sua storia mi ha molto affascinato. I canoni dell'epoca, se avesse potuto vivere allo scoperto il suo amore, non si sarebbe fatta suora. Non approvo le drastiche decisioni della chiesa, premettendo che sono cattolica, privarla dei suoi libri, della sua vita. Una donna di estrema cultura a tutto tondo, una donna affascinante e piena d'ingegno. Le poesie che proponi sono raffinate e per alcuni versi quasi ermetiche, ma con un'attento esame si prestano a un'interpretazione avvincente.



    Grazie mille, è stato un piacere.

    buon weekend

    annamaria

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  8. Grazie Amico mio per arricchire il nostro sapere con queste perle d'emozione, attimi di poesia e di Vita sconosciuti che oggi diventano pane per l'anima...

    un forte abbraccio ed un bacio Gio

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  9. @isabel49

    Grazie della tua presenza AnnaMaria, e del tuo intervento.

    In effetti Juana è stata una donna determinata con un vero senso di strategia di vita, ha fatto le sue scelte in funzione del tempo e del suo obiettivo.

    Mi ha subito affascinato per il suo senso della conoscenza, il suo amore del sapere, e della sua continua ricerca.

    Ha saputo crearsi il giusto ambiente, le giuste amicizie grazie alla sua capacità di essere e di esprimere se stessa, ovvero tramite la seduzione dell’intelletto, più che per la sua apparenza.

    I suoi amori, secondo me, li ha vissuti proprio in funzione di questo suo “progetto”, di questo, ovvero, interpretare la vita, di questo saper sentire nell’emozione dell’amore, anche se rivolto ad altre donne, nella maniera del completamento della conoscenza.

    Certamente da donna coraggiosa che era, ha poi creato una certa resistenza e ha subito quella restrizione che per una donna come lei, non poteva che portarla alla morte.

    La chiesa, mia cara AnnaMaria, ha sempre avuto paura delle “belle menti” e del “sottil eros”, ma ancor di più ha sempre avuto paura della “conoscenza”, ahimè.



    Le poesie…è stato veramente difficile scegliere le poesie giuste, anche perché non è facilmente consultabile tutta la sua opera, e solo Einaudi tempo fa, ha pubblicato un libro di sue poesie “Versi d’amore e di circostanza” difficilmente reperibile, ma hai secondo me compreso la sua bellezza in quel suo stile barocco, ma originale.

    In ogni modo i testi rintracciabili sono veramente altrettanto belli.

    Ti abbraccio.

    Lorenzo




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  10. @Aleteia

    Mia cara, da quanto posso leggere in questi ultimi tempi, andando in profondità della storia come nella storia della letteratura, i effetti la donna è stata emarginata perdendo il suo contributo nella poesia…

    Leggendo questi testi si può vedere la capacità di una donna di parlare di emozioni, e di pensieri…con uno stile particolare e molto affascinante..

    E poi la sensualità…

    Juana è una donna eccezionale, nella sua rinuncia alla vita normale, trova la libertà…nel suo vestirsi da suora, trova la capacità di amare da donna…oltre la donna..più oltre…

    Peccato aver dovuto rappresentare solo tre testi, perché la sua produzione è di spessore e di quantità, e nel suo navigare nelle emozioni umane, resta una donna, e non coglie occasione per trasmetterlo al lettore…

    Un abbraccio

    Lorenzo

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  11. @SempreGio

    Si mia cara Giò, è un’occasione questa per capire cosa c’è oltre la cortina del silenzio…sono attimi di poesia notevole, e vite di poetesse che dimostrano la freschezza delle donne coraggiose che hanno in ogni caso voluto lasciare delle tracce…

    Juana è una Donna di Poesia

    un abbraccio

    Lorenzo

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  12. Credo sia tipicamente umano, amare chi ci tratta male e ci infligge dolore

    e restare indifferenti a chi invece ci adora forse perchè pensiamo in cuor nostro che il nostro amore basterebbe allo stronzo o stronza di turno

    a colmare i segni di vuoti affettivi o precedenti scorie lasciate dal suo ignoto passato ma non è mai cosi e paghiamo il prezzo con inutili lacrime

    per chi di noi se ne frega altamente, per fortuna il tempo cambia le cose

    cmq tornando al tema qui trattato trovo questi versi molto espressivi

    e ben calibrati tra ritmo e pause che conferiscono a tutta la lirica armonia e scorrevolezza la poetessa si dimostra fine conoscitrice delle umane emozioni facendo trasparire tra le righe anche una lieve ironia riferita a se stessa, bel lavoro Lorenzo grande come sempre con affetto e stima ti abbraccio

    Carol

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  13. Alysi è davvero un nome bellissimo; sono rimasta affascinata da questa poetessa, Lorenzo; grazie  di avermela fatta conoscere. many kisses  enri

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  14. Come promesso sono tornata , i vrsi letti mi hanno fatto capire che la poesia  non si inventa è una creatura che ti nasce dentro.



    Ciao caro

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